Rinnovi ordinistici. Stop alla via giudiziaria. La parola alla politica
A distanza di pochi anni, nell’imminenza delle assise elettorali di categoria, a causa dei ricorsi di alcuni ordini locali ci accingiamo a una nuova battaglia a colpi di carta bollata. Non paghi dei disastri che le lacerazioni interne hanno provocato e del lungo commissariamento.
Cui prodest ? Certamente non all’autorevolezza e alla credibilità dei commercialisti italiani e delle loro rappresentanze ordinistiche e associative. Chi si ricorda solo oggi che la geografia ordinistica è cambiata a seguito del riassetto del 2013, non è convincente. Le ragioni che hanno spinto qualche ordine a rivolgersi all’autorità giudiziaria sono singolari e poco convincenti sotto il profilo tecnico. A poco valgono i generici richiami alle presunte violazioni di precetti contenute nelle norme ovvero ad ancor più vaghi doveri morali. Le ragioni dei ricorrenti sono squisitamente politiche. Che sia quindi la politica a farsene carico, abbandonando immediatamente una via giudiziaria il cui esito vedrà tutti sconfitti. Vincitori e vinti. Anche noi non abbiamo condiviso il senso di certe scelte ministeriali, come quella sullo sdoppiamento del limite di mandati. Anche noi siamo convinti che l’ordinamento professionale vada completamente riscritto e che occorrano progetti strategici per il futuro della categoria. Al tempo stesso siamo consapevoli che solo facendo prevalere il senso di responsabilità si potrà andare rapidamente al rinnovo degli ordini locali e del consiglio nazionale e mettere mano alle auspicate riforme. Con più liste unitarie possibili, affinché i consigli eletti possano avere piena legittimazione.
L’Unione Italiana Commercialisti lancia un appello affinché i ricorrenti ci ripensino, rinunciando alle iniziative intraprese e si dichiara pronta a sostenere le istanze degli iscritti appartenenti agli ordini interessati dal riassetto.
Il presidente Domenico Posca